Giudizi critici

Da alcuni giudizi contemporanei sulla pittura di Renato Foresti

 

…. La pittura di Renato Foresti è leggibilissima, dalla prima pennellata all’ultima. È leale e inequivocabile. Il caso che un giorno favorì perfino Apelle con il famoso lancio della spugna intrisa di colori, non è mai sfruttato dal nostro artista. Anche se spesso si compiace di qualche sciabolata azzardosa, se lo può permettere perché la sua precipua dote è di bloccare immediatamente l’immagine che vuol rappresentare.

            Piero Bernardini, articolo su Luci Toscane n. 7, ottobre 1959

 

…. L’arte del Foresti è generosa, spontanea, felice. Comunica la felicità che l’artista ebbe dinanzi alla intatta tela, allorquando dette l’appuntamento all’immagine vagheggiata. Questa immagine è sempre colta dalla vita quotidiana; dall’innocente sorriso della figliola alla vivacità del giardino di casa; dalla golosità di un frutto maturo all’asprezza delle crete di una collina; dalla dolcezza melanconica di una campagna autunnale alla festosità di una spiaggia estiva; dal rabesco di una pianta alle rigide linee di un impianto industriale. Senza riserve. Perché ad ogni volger di sguardo l’occhio di un’artista incornicia un quadro oltre quello accomodato con le morte cianfrusaglie dello studio.

Piero Bernardini, brochure della mostra personale all’Accademia delle Arti del Disegno, maggio 1958

 

…Questa mancanza di dilettantismo si rivela soprattutto nel fatto che il Foresti si è dedicato per anni, e per circa un decennio, quasi esclusivamente a pitture, di cui qui abbiamo ottimi esempi, che avevano per tema gli stessi strumenti del suo lavoro industriale: stabilimenti, raffinerie, fabbriche, torri metalliche, enormi tamburlani, ferrei tralicci; macchine d’ogni uso e d’ogni specie. L’arte insomma per lui non è evasione né divertimento ma mezzo per riflettere sul suo proprio mondo e celebrarlo

Giovanni Colacicchi., La Nazione Italiana, 30 aprile 1958

 

…..Foresti è un pittore che vive nella maniera più intensa i problemi dell’arte dei nostri giorni e dalla loro stessa difficoltà trae il desiderio e l’energia per superarli.

Giovanni Colacicchi, nota per Radio Firenze, 24 aprile 1958

 

…..dalla sua attività  professionale trae spunti e motivi per la sua pittura: si spiegano così le grandi visioni dell’officina, i serbatoi rosseggianti, i cumuli neri di carbone, i tetti allineati dei capannoni. E si spiega altresì la segreta corrente poetica che Foresti scopre in tutti questi soggetti: una corrente non casuale, ma che si rafforza dalla consuetudine, dalla scoperta fatta ora per ora che è la vita vera di un mondo tutt’altro che arido.

Paolo Emilio Poesio, Nazione Sera, 24 aprile 1958

 

…..Tutte le sue opere sia di paesaggio che di figura o di natura mora hanno una pennellata fresca e decisa e parlano con una vena felice di rappresentazione e di esecuzione. Molto curata la tonalità e ben risolti i volumi ed i piani.

  1. B., L’Avvenire d’Italia, 27 aprile 1958

 

…. Vi sono nella mostra che egli tiene in questi giorni all’Accademia delle Arti del Disegno, notazioni rapidissime di figure e di paesaggi, fra cui specialmente un autoritratto, che per la sua immediatezza d’affresco pompeiano fa pensare alla cultura e anche alle origini partenopee del pittore

Giovanni Colacicchi, La Nazione Italiana, 30 aprile 1958

 

….il vivace ritratto di Livia, animato da una sottile indagine psicologica e “Impianto industriale” in cui la visione pittorica diviene più tersa e significativa, e un certo qual respiro muove la congerie silenziosa delle attrezzature

L.F., L’Unità, 24 aprile 1958

 

…Questi della saletta della Torre, che arrivano dopo molte altre mostre di Napoli, Roma e Firenze, sono bei disegni, taluni preziosi come incisioni. Ce n’è di lineari e di tonali, o, come spiega l’autore, molecolari, in cui ombre e contorni risultano da una scomposizione sapientissima di piccoli tratti: e vediamo le forme nascere quasi per miracolo, talune davvero in luce di sogno.

Omero Cambi, Trasmesso da Radio Firenze il 25 febbraio 1955

 

…Ciò che piace, nei suoi disegni, è il nitore del tratto, la semplicità della costruzione, l’onestà e la grazia del linguaggio, visibili soprattutto nel “Balcone romano” e nelle delicate nature morte.

Vice , La Nazione Italiana, 7 marzo 1955

 

….nella larga e impaziente laboriosità di questo pittore non mancano sprazzi veramente efficaci di lirismo, costruttività felice e giustezza di accordi tonali.

Oscar Gallo, L’Unità, 8 aprile 1953

 

Toutes ses oeuvres, largement traitéès dans une pâge riche et savant montrant que l’autodidacte est passé maître, sont bien équilibrèes, sensibles, la pluspart étant autant de petite drames, d’une haite portée philosophique

La Revue Moderne, Parigi,1 gennaio 1952

 

…. Siamo di fronte ad un racconto sincero, sentito nella sua spontanea emozione e subito fermato coi pennelli in un coloreintonato e sempre fresco, ove i chiari predominano, lungi da cupi drammatismi e da elaborate trattazioni.

…. una sapiente analisi e una sintesi affidata a pochi ma efficaci mezzi espressivi, un ritmo uniforme che accomuna i più disparati temi, un senso di intimità goduta in silenzio, tutto un sapere di placida e calma serenità.

Ubaldo Baldini, Pomeriggio, 20 gennaio 1950

 

…. Egli non lavora per rendersi gradito a chi lo osserva e a chi può acquistarlo, ma lavora per sé, per soddisfare il suo incontenibile desiderio di rendere quel che vede e quel che sente; soprattutto quel che sente; e siccome il suo sentimento è nobile e fine per nobiltà e finezza della sua educazione, così egli dà sempre nelle sue pitture finissime espressioni personali e non inceppate da scolastica.

Vieri Torelli, Corriere degli Artisti, 15 novembre 1950

 

La pennellata è succosa, il quadro ben tagliato, la visione d’insieme accogliente. Come in letteratura tutto è tragediabile, così nell’arte della pittura ogni oggetto, anche il più arido, può trasformarsi in musica di colore, quando l’occhio che osserva sia limpido e la mano che dipinge saputa…

…Il nostro Pittore possiede equilibrio e misura; nelle sue opere presenti non vedi il tessuto del disegno che è nervosamente vivo; il colore, l’impasto della pennellata coprono il blocco della macchina che palpita dentro: e, lì, sta il talento espressivo che è arte.

***, Realtà, 20 gennaio 1950

 

 

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